• Sara Robin

Volevo fare la cantante metal


Qual è il punto in cui è bene fermarsi? Quand'è che un gioco smette di essere tale? Qual è il confine tra accettazione e rassegnazione? SPOILER ALERT: questo post non contiene risposte. C'è poco da fare, mi è sempre piaciuto il rock, l'hard rock e il metal in molte delle sue forme. Tendo proprio a preferire l'ascolto di distorsioni, graffiati, per l'energia passionale e scura che si libera. Ho sempre sognato più o meno segretamente di saper "ruggire", di poter sfregiare il muro che mi teneva separata dal mondo esterno con una voce potente, rotta, calda. Graffiare e sbranare, per rabbia o per fame. E invece la natura mi ha dotata di una voce pulita, per lo più morbida, piuttosto chiara, insomma, un unicorno dei boschi. Quindi dopo aver provato a imparare come distorcere il mio suono (perché si può! ma solo seguiti da bravi professionisti specializzati) mi sono ritrovata a dire di no, che non era quella la strada, o il momento. Così ho rinunciato e mi sono concentrata su quello che avevo già e avevo ancora da migliorare. Ma il punto è proprio questo: quand'è che si smette di cercare e di provarci? Quand'è che tutto il possibile diventa troppo? Quando si deve optare per un cambio di rotta? Al raggiungimento di un limite fisiologico? Al limite della sopportazione? Della coerenza? Questi tre parametri hanno una propria regolazione indipendente ma in continuo scambio reciproco, cioè, esistono da soli ma non senza interfacciarsi l'uno con l'altro, quindi di nuovo mi chiedo: quando ci si deve fermare nel processo di risoluzione di un problema? Quando ne vale la pena? Nella mia ricerca personale ho guadagnato molto in termini di consapevolezza, ho guadagnato e scoperto strumenti fortissimi e stabili pronti a qualsiasi utilizzo. Ho seguito le intuizioni, "affilato" l'istinto, ma ho anche dovuto prontamente ignorarlo perché spesso sovrapposto a ciò da cui volevo guarire. C'è bisogno di ricorrere a un escamotage? Si può parlare di guarigione? Si potrebbe, forse, provare col cominciare a togliere i punti di domanda e sostituirli con dei punti fermi, il linguaggio programma il nostro inconscio, dicono. Quindi:


C'è bisogno di ricorrere a un escamotage. Si può parlare di guarigione. Forse la soluzione è tutta qui. In divenire.

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