• Sara Robin

vie di fuga



Tutti abbiamo un pattern appreso, uno schema che riproduciamo sistematicamente come uno stencil. Legate ad esso abbiamo anche delle vie di fuga a cui ricorriamo che ci riportano su passi noti, apparentemente più sicuri, nel momento in cui tentiamo di abbandonare un'abitudine. Tendiamo a ragionare, per un lungo tempo non consapevolmente, in maniera economica: nello scegliere tra una strada nuova e sconosciuta che richiede il tempo dell'esercizio alla conoscenza e una già ben conosciuta anche se non ottimale per il nostro benessere, opteremo per quella vecchia proprio perché, banalmente, già esplorata.


Almeno fino a che non ci si rende conto che così non funziona più e che ci si perde una grande fetta di meraviglia dall'altra parte.

Spesso prendiamo la via di fuga per semplice inesperienza, penso a come la percezione delle altezze, per esempio, porti la voce a schiantarsi, stirarsi, graffiarsi oppure a evaporare in suoni sottili e all'apparenza impalpabili. Prendiamo la via di fuga per gestire la paura di un nuovo equilibrio, l'ignoto, per riconfermare la momentanea sospensione identitaria che si riflette nel sottrarre la stabilità dell'emissione del suono muovendosi su una tensione eccessiva, rigida, o all'opposto svuotata, flebile...invisibile? Scegliamo la via che sappiamo già percorrere perché ci sembra l'unica possibile, l'unica automaticamente possibile. Serriamo gli "occhi" come di fronte ad un salto nel vuoto e poi ci arrabbiamo, pensiamo di non essere in grado, ci demotiviamo, cerchiamo camuffamenti quando la cosa fondamentale invece è stare. Stare per riconoscere, conoscere e modellare il meccanismo di difesa. Eh sì, il canto è un tripudio di meccanismi di difesa! Ma gli automatismi nuovi si possono creare con la comprensione, la pratica e la serena accettazione. ... è una storia che si può sovrascrivere!

"Brevi sono le forme

che il caos inquieto produce.

La vita è fiamma vinta.

Ogni cosa è costretta

in uno spazio imperioso.

Ascese immani s'appuntano

al vertice di un'ora

per ricadere dolorosamente

in una perduta impotenza.

Se poi ci si rialzerà,

non è certo.

A volte il destino divaga.

Attese di anni non bastano

a dar tempo di giungere a un momento.

E noi stringiamo la grazia

come una mano che si ritira." (Fuga, V. Cardarelli)

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